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Vi0lenza assistita: un male invisibile che impatta sul futuro dei minori

Vi0lenza assistita: se ne parla troppo poco ma si tratta di un fenomeno tragicamente in crescita e le statistiche ci forniscono dati allarmanti.

Nel corso degli ultimi cinque anni, in Italia circa 427.000 bambini sono stati testimoni diretti o indiretti di maltrattamenti domestici, principalmente rivolti alle loro madri (dati: Save the Children).

Un’indagine Nazionale del CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) ha evidenziato che nel 91,4% dei casi i maltrattamenti sui minori avvengono proprio in ambito familiare, con una crescente preoccupazione per il ruolo di testimoni che molti bambini rivestono in questi episodi. E sono proprio i maltrattamenti in ambito familiare a preoccuparci, perché nel primo semestre del 2024 sono aumentati del 5%, passando da 11.808 a 12.424 episodi registrati, rispetto allo stesso periodo del 2023 ​(fonte: Polizia di Stato).

In particolare, l’81-82% delle vittime di maltrattamenti sono donne, con il restante 18-19% rappresentato da uomini​. In tutto questo, i minori sono coinvolti come testimoni in circa il 42% di questi casi, subendo quindi quella che viene chiamata “vi0lenza  assistita”​. È il CISMAI a spiegarci che si parla di vi0lenza assistita quando “i bambini sono spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento espresso attraverso atti di vi0lenza  fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte e minori”.

È una forma di maltrattamento che li coinvolge non come vittime dirette di aggressioni fisiche, ma come testimoni passivi di dinamiche vi0lente tra i membri della loro famiglia. Può trattarsi di una vi0lenza  fisica, come percosse, spinte o aggressioni, ma anche di vi0lenza  verbale o psicologica, come insulti, minacce o intimidazioni costanti.

Non è necessario che il bambino veda la vi0lenza  con i propri occhi: può bastare che percepisca la tensione, ascolti le urla o veda i segni lasciati dalla vi0lenza, come un oggetto rotto o lividi sul corpo di un genitore.

I bambini sono estremamente sensibili all’ambiente in cui vivono e, anche quando non assistono direttamente agli episodi di vi0lenza, ne avvertono le conseguenze emotive e psicologiche.

Nella mia vita professionale ho conosciuto realtà in cui i piccoli hanno sviluppato ansia, paura e un senso di insicurezza, depressione e tensione emotiva e questo accade in quanto l’esposizione continua a un ambiente vi0lenza  genera un clima di paura costante, dove il bambino si sente vulnerabile e non al sicuro.

Alcuni bambini, esposti alla vi0lenza  tendono a replicare i comportamenti osservati, manifestando aggressività verso i coetanei o verso se stessi. Altri, invece, si chiudono, diventando silenziosi, passivi ed evitanti, nel tentativo di nascondere il loro disagio; altri riversano il loro “non stare bene” nella scuola, tanto che spesso si tratta di bimbi che hanno difficoltà a concentrarsi o le cui prestazioni scolastiche calano in picchiata nei periodi critici.

Crescendo in un clima di vi0lenza , numerosi bambini, e soprattutto adolescenti e giovani uomini, si alleano inconsapevolmente con il padre vi0lenza , imparando a non avere rispetto per la vittima, sia essa la madre impotente e debole, le altre donne di famiglia, tutte le donne, in generale. 

La vi0lenza si apprende in famiglia, in quella vi0lenta, ovviamente, come automatismo, a causa del fatto che impariamo tutto attraverso i modelli di comportamento che sperimentiamo, per imitazione e per identificazione con colui che, in primis, ci fa paura: il padre vi0lento! Se non affrontata in modo adeguato, la vi0lenza  assistita può lasciare segni profondi che si protraggono fino all’età adulta, influenzando lo sviluppo psicologico, emotivo e relazionale dei minori, che nel tempo potrebbero riprodurre i modelli violenti di cui sono stati vittime passive, oltre che soffrire di disagio e difficoltà  nelle relazioni affettive. Per questo il riconoscimento del problema da parte dei genitori o degli adulti di riferimento è il primo passo per garantire un supporto adeguato. I bambini che vivono in contesti di vi0lenza  domestica hanno bisogno di un sostegno psicologico specifico per elaborare il trauma e prevenire ulteriori complicazioni emotive ed è importante che le istituzioni competenti mettano in campo immediate misure di protezione, prendendo in carico il minore, senza attendere le lungaggini burocratiche e la conclusione dei vari iter processuali.

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