
Cari genitori. Esporre i VOSTRI bambini ai VOSTRI litigi, alle VOSTRE tensioni, alle VOSTRE discussioni, in situazioni di separazione e divorzio, è un grande rischio per il loro sviluppo e per il loro benessere emotivo, sociale e cognitivo.
Molteplici studi psicologici condotti su bambini provenienti da situazioni di conflitto genitoriale hanno dimostrato che la vostra conflittualità, soprattutto se reiterata nel tempo, incide negativamente e in modo diretto sulla loro salute mentale e sul loro benessere complessivo. Perché proteggerli da tutto questo? L’esposizione al conflitto rischia di generare in loro paure profonde e portarli a sviluppare ansie rispetto alla stabilità della vostra famiglia: assistere a discussioni accese o sentire minacce di separazione può far emergere il timore di essere abbandonati, un’angoscia che, nei più piccoli, può concretamente manifestarsi attraverso incubi, paura del buio o ansia da separazione, mentre nei più grandi può tradursi in una costante preoccupazione per il futuro.
Secondo i ricercatori Davies e Cummings (2006), l’insicurezza emotiva che deriva da un ambiente familiare instabile conduce il bambino a vivere in uno stato di “allarme interno”, per il timore che il conflitto possa causare la disgregazione definitiva della famiglia. Questo costante stato di paura non solo compromette il benessere psicologico, ma influisce anche sullo sviluppo delle capacità di resilienza e sulla gestione dello stress, reazioni somatiche, bassa autostima e senso di colpa.
I vostri figli, specialmente in età prescolare e scolare, tendono a percepirsi come la causa dei litigi tra di voi e sviluppare un senso di colpa, duro da sradicare, che mina la loro autostima e la loro capacità di autoregolazione emotiva.
Entrano poi in gioco anche le difficoltà relazionali: crescere in un ambiente caratterizzato da conflitti continui può compromettere la loro capacità di costruire relazioni interpersonali sane e stabili, dato che potrebbero interiorizzare modelli disfunzionali di comunicazione e riproporli poi nelle loro interazioni sociali future.
Alcuni bambini, per difendersi dal disagio emotivo, adottano comportamenti oppositivi o aggressivi sia in famiglia che nei contesti scolastici e sociali: questo fenomeno è più evidente nei minori esposti a una conflittualità particolarmente intensa o caratterizzata da episodi di violenza verbale o fisica. La letteratura scientifica evidenzia anche una diretta correlazione tra il livello di conflittualità familiare e la performance scolastica dei minori: quante volte vi siete chiesti “perché mio figlio fa fatica a concentrarsi?”Ecco…sappiate che l’ansia e lo stress possono compromettere le capacità attentive e di memorizzazione del bambino e incidere negativamente sul suo apprendimento. Accanto a questa manifestazione, si riscontra anche un crescente disinteresse per la scuola e per i contenuti proposti…in generale, scarsa motivazione con conseguente peggioramento dei voti e della condotta. In casi estremi, la situazione potrebbe sfociare nei casi di abbandono scolastico precoce.
In ambito giuridico tale fenomeno rientra nella cosiddetta violenza assistita, un concetto sempre più riconosciuto nei tribunali come elemento di pregiudizio per il minore.
In tema di protezione dei minori, la loro tutela è sancita dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1989, ratificata in Italia con la legge n. 176/1991 (la Convenzione riconosce, per la prima volta espressamente, che anche i bambini, le bambine e gli adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici, che devono essere promossi e tutelati da parte di tutti) nonché dalla normativa nazionale in materia di separazione e affidamento. L’art. 337-ter del Codice Civile stabilisce che il giudice deve adottare provvedimenti che garantiscano il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, tutelandolo da eventuali conflitti.
La violenza assistita, ossia l’esposizione diretta del minore a episodi di violenza domestica fra madre e padre, è riconosciuta come forma di maltrattamento infantile e può comportare provvedimenti di limitazione della responsabilità genitoriale: nei casi più gravi, l’Autorità Giudiziaria può disporre l’intervento dei servizi sociali e prevedere misure di protezione per il minore, tra cui la sospensione della responsabilità genitoriale o l’affidamento etero-familiare.
Detto tutto questo, sappiamo anche che molto si può fare per prevenire e lasciare i vostri bambini al di fuori del conflitto. Gli strumenti che avete a disposizione sono numerosi e concreti e molti già li conosciamo: la mediazione familiare innanzitutto, utilissimo strumento di supporto genitoriale nella gestione dei conflitti e la promozione di una comunicazione efficace e corretta fra mamma e papà; la mediazione favorisca un ambiente caratterizzato dall’assenza della logica vincitore-perdente che sprona le persone a prendere in considerazione i bisogni di tutti i componenti della famiglia al fine di collaborare per trovare accordi soddisfacenti in grado di durare nel tempo.
Tramite la mediazione, la coppia non solo raggiunge degli accordi che può sottoporre al giudice per l’omologazione, ma impara anche a comunicare in modo efficace e a risolvere gli eventuali ostacoli della vita.
Anche i percorsi di supporto psicologico e psicoterapeutico possono aiutare i bambini a elaborare il disagio emotivo e a sviluppare strategie adeguate. Numerosi sono inoltre i programmi di educazione alla genitorialità consapevole rivolti a favorire una maggiore responsabilità nei genitori separati, allo scopo di ridurre il livello del conflitto familiare.
L’esposizione dei minori ai conflitti tra i genitori rappresenta una problematica complessa con implicazioni profonde sul piano psicologico, sociale e giuridico. La consapevolezza dell’impatto negativo della conflittualità genitoriale deve tradursi in interventi concreti di prevenzione e tutela, garantendo il benessere del minore e il rispetto dei suoi diritti fondamentali.
In tale contesto, il ruolo di noi avvocati che affianchiamo il cliente nelle delicatissime fasi della presa di consapevolezza della disgregazione familiare e della separazione, è cruciale nel promuovere soluzioni legali che minimizzino il danno per i figli, privilegiando strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e soluzioni di affidamento che tutelino l’interesse superiore del minore.