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Ghosting: dall’impatto emotivo alle implicazioni legali

“Puff”! Sparito. Niente spiegazioni. Scompare all’improvviso. La vittima viene bloccata sui social.

È questo un modo sempre più frequente di porre fine ad una relazione sentimentale o ad un’amicizia…sparendo. Tristemente diffuso, i dati parlano chiaro e ci mostrano che il 41% degli italiani ha subito almeno una volta il ghosting, cioè più di 4 persone su 10 (secondo un’analisi di Unobravo, in sinergia con l’istituto di ricerca YouGov, che ha coinvolto 1.045 persone). Colpisce prevalentemente le donne  e genera, in chi ne è vittima, sentimenti di abbandono, confusione e bassa autostima. Le vittime si trovano a interrogarsi su cosa abbiano sbagliato, spesso cadendo in un vortice di ansia e depressione: senza una chiusura chiara, la mente cerca risposte, alimentando un circolo vizioso di dolore emotivo che può durare mesi. Gli studi psicologici evidenziano come la mancanza di un confronto diretto renda più difficile l’elaborazione del distacco, paragonando gli effetti del ghosting a quelli di un lutto non risolto.

Il contesto digitale del periodo che stiamo vivendo sta rendendo sempre più semplice questa pratica: bastano pochi clic per eliminare ogni traccia di una persona dalla propria vita: complice un utilizzo sempre più assoluto e massiccio delle chat online anziché di scambi verbali di persona, stiamo andando verso comunicazioni sempre più sintetiche, striminzite, dove le “faccine” sostituiscono concetti e parole che, spesso, avrebbero bisogno del giusto spazio per essere espresse.

In questa logica di comunicazione 2.0 è in corso di sviluppo una sorta di analfabetismo emotivo, dove la sintesi fa da sostanza e dove è sempre più raro metterci la faccia e assumersi la responsabilità dei propri pensieri e delle proprie azioni. In altre parole, si sta perdendo l’etica della comunicazione, i principi di base dell’agire comunicativo che sono fatti di educazione, rispetto, reciprocità ed esposizione.

Ma chi è il perfetto “ghoster”?

È una persona che non ama esporsi; che non vuole prendersi rischi, vigliacco, non empatico, freddo. Il ghoster ha spesso un attaccamento evitante, ovvero fatica a gestire le emozioni, il confronto e l’intimità nelle relazioni; a volte presenta tratti narcisistici. Può essere una persona impulsiva, che prende decisioni senza pensarci troppo.

Ma il ghoster è consapevole di quello che fa? Non sempre. Alcuni agiscono per istinto, senza riflettere sulle conseguenze. Altri, invece, sono perfettamente consapevoli e usano il ghosting come una strategia di potere o manipolazione.

Di fronte a una simile esperienza, è fondamentale non isolarsi e condividere invece il il dolore con amici, familiari o un professionista che possa aiutare ad elaborare il trauma e a recuperare autostima e fiducia. Considerate il fatto che se praticato all’interno del contesto relazionali stabili, possono sorgere implicazioni legali significative, soprattutto in contesti di convivenza, matrimonio o quando vi sono figli coinvolti. In caso di separazione o divorzio, la legge prevede obblighi di mantenimento sia per l’ex coniuge che per i figli e se l’ex partner “scompare” senza formalizzare la fine della relazione, potrebbe eludere tali responsabilità, lasciando l’altro partner in difficoltà economiche.

Per non parlare di quanto la scomparsa improvvisa di un genitore può influire negativamente sul benessere psicologico dei figli e complicare le questioni legate all’affidamento.

In taluni casi, l’abbandono del tetto coniugale senza giusta causa può essere considerato un comportamento contrario ai doveri matrimoniali e avere ripercussioni nelle cause di separazione. Insomma, il ghosting all’interno di una relazione familiare non è solo una questione emotiva, ma può comportare serie conseguenze legali.

Comprendere il ghosting significa riconoscerne le radici psicologiche, affrontarne le conseguenze e promuovere una cultura della comunicazione più rispettosa e consapevole.

Perché chiudere una relazione in modo maturo non è solo una questione di etica, ma di rispetto per se stessi e per gli altri, e affrontare la fine di una relazione con maturità è anche un dovere giuridico.

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