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Genitori contro genitori: i rischi per i minori ed evoluzione giuridica del rifiuto ingiustificato del minore ad incontrare un genitore

“Avvocato, mio figlio non vuole più vedermi. Ogni volta la scusa è diversa. Non riesce a darmi una spiegazione. Non so cosa fare!”

Sollevo lo sguardo ed osservo il mio cliente con attenzione. Gli chiedo: “da quando è iniziato questo comportamento?”

“Da quando la mia ex moglie ed io ci siamo separati e il bambino vive con lei… Prima con mio figlio eravamo molto legati, facevamo tutto insieme. Adesso non lo vedo neanche nelle visite stabilite, lui è diventato freddo nei miei confronti, distaccato, accampa scuse per non vedermi. Mente, è agitato, a disagio; mi risponde in modo aggressivo…non è più lui”.

Annuisco. Abbasso lo sguardo…ho già sentito questa storia più volte…i dettagli cambiano, ma il senso è sempre lo stesso.

“Potremmo trovarci di fronte a un caso di rifiuto ingiustifucato del minore ad incontrare uno dei genitori, quello non collocatario. Vediamo come possiamo intervenire.”

Quante volte mi sono trovata di fronte a questa situazione vissuta (o meglio subita?) dai miei clienti…”genitore contro genitore”.

Il rifiuto ingiustificato del minore ad incontrare un genitore si riscontra nelle separazioni altamente conflittuali: il figlio minore si rifiuta di incontrare il genitore con cui non convive abitualmente. Il bambino è influenzato e manipolato psicologicamente dal genitore che convive con lui in via prevalente e spesso non ne è nemmeno consapevole. Altrettanto spesso il genitore manipolatore agisce inconsapevolmente, convinto di fare il bene del bambino per proteggerlo: mette quindi in atto comportamenti denigratori, condizionamenti negativi, false accuse di maltrattamenti o abusi, ostacoli alla frequentazione, fino a veri e propri processi di indottrinamento che minano il rapporto genitoriale facendo vivere al minore un’esperienza dolorosa che produce un inesorabile e a volte irreversibile distacco dall’altra figura genitoriale.

È chiaro che si tratta di una  grave violazione dei diritti del minore, potenzialmente lesiva del suo benessere psicologico e affettivo: i bambini coinvolti possono subire danni significativi sotto il profilo psicologico e relazionale, soffrire di ansia, depressione e senso di colpa nonché perdere il legame affettivo con il genitore coinvolto.

L’ordinamento giuridico italiano tutela il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori (art. 337-ter c.c.), ma l’individuazione e la gestione di questi casi rimangono complesse. Prima dell’entrata in vigore della riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022), la giurisprudenza affrontava tali casi senza un quadro normativo specifico, facendo riferimento alle norme sulla responsabilità genitoriale e alla tutela del minore. I tribunali potevano adottare provvedimenti d’urgenza ex art. 337-ter c.c., disponendo perizie psicologiche e consulenze tecniche d’ufficio (CTU) per verificare l’eventuale condizionamento del minore. La riforma Cartabia ha introdotto importanti novità nella disciplina del diritto di famiglia, ponendo maggiore attenzione ai diritti dei minori e al principio di bigenitorialità tra cui:

  • La nuova procedura unificata per i contenziosi familiari: la riforma ha introdotto il rito unico per le cause familiari, accelerando i tempi di intervento nei casi in cui vi sia il rischio di pregiudizio per il minore;
  • Maggiori poteri al giudice, che ora ha strumenti più incisivi per disporre provvedimenti temporanei e urgenti, incluse misure di protezione per il minore, anche in fase di prima udienza, se vi sono elementi che facciano emergere un pericolo per il suo equilibrio psicologico; possono essere prese misure forti quali l’affidamento temporaneo del minore ai servizi sociali con collocazione in una struttura protetta, per sottrarre il bambino all’influenza del genitore che lo manipola;
  • Ascolto del minore attraverso il rafforzamento del diritto del figlio ad essere ascoltato nei procedimenti che lo riguardano. Questo implica che eventuali dichiarazioni del minore su presunti atteggiamenti critici di uno dei due genitori  siano valutati con maggiore attenzione, evitando strumentalizzazioni e pressioni indebite da parte dei genitori;
  • Ruolo dei Servizi Sociali e delle CTU: La riforma ha favorito un approccio strutturato nella valutazione della capacità genitoriale e nella gestione dei conflitti familiari. Tuttavia, resta aperto il dibattito su come prevenire diagnosi errate o strumentalizzazioni del rifiuto ingiustificato del minore ad incontrare un genitore nei processi;
  • Obbligo di mediazione e soluzioni stragiudiziali: La mediazione familiare assume un ruolo centrale nella gestione dei conflitti, con l’obiettivo di ridurre l’escalation giudiziaria e favorire il ripristino dei rapporti tra il minore e il genitore rifiutato.

La tutela del minore deve restare la priorità assoluta bilanciata tra la protezione dei suoi diritti e il rispetto del principio di bigenitorialità.

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